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I passi di Francesco

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  di Francesco Capalbo Francesco è un personaggio ieratico, d’altri tempi. Pur essendo giovane ha l’aspetto pensieroso di un frate ortodosso del Monastero di Samos ed   i piedi vissuti dei monaci francescani di Assisi. L’ho incontrato nei punti più impensabili di San Sosti, alcune volte nel ventre di Cosenza. Mi ha sempre incuriosito il suo passo deciso che non teme le gelate di gennaio nè la canicola di agosto. Sulle spalle ha uno zaino nel quale sembra conservare l’oro del mondo. L’altro giorno come sempre ci siamo salutati.   Lui si è avvicinato e ha estratto dalla sua misteriosa bisaccia un libricino dal titolo: “Pane al pane, vino al vino”. Me ne ha fatto dono. Ho scoperto così che Francesco scrive poesie con un linguaggio che trascende quello della sua generazione. Durante il suo continuo movimento distilla versi che gli consentono di trovare equilibri momentanei. Lui, che è l’immagine della bontà, passeggia perché ricerca l’amore ed anch...

Alla scoperta di San Sosti...

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  Ph Pieruccio Balestra  gli alunni della classe seconda della scuola Primaria di San Sosti nella Chiesa del Carmine Grazie al progetto “ Scuola   Estate “ noi alunni della classe seconda della scuola Primaria   abbiamo iniziato a scoprire e conoscere il nostro paese   da quando era abitato dai nostri nonni, bisnonni e ancora in tempi più lontani. È stato bellissimo poter girare in lungo e in largo il centro storico.  Per giorni ci siamo inoltrati nelle “Vaneddre” anche quelle a vicolo cieco, attraversato “Suppuorti” e conosciuto l’origine dei nomi dei quartieri. Abbiamo scoperto che la “Vitusa” vuol dire terreno pieno di vite e che la piazza degli “Arivanisi”si chiama così è perché una volta ci abitavano famiglie di albanesi venuti, tanto tempo, fa dalla loro terra. Al “Bergo” dove c’era l’asilo delle suore, l’antica scuola materna, dove sono andati i nostri nonni e bisnonni. Al “Prato” abbiamo incontrato un signore che ci ha accompagnati in una piccola pi...

Slow food a San Sosti e nella Valle dell’Esaro

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  di Rossella Malerba Nel luglio 2020 nasce la condotta Slow food San Sosti Valle dell’Esaro. Le produzioni d’eccellenza dopo un lungo lavoro convergono per dare vita finalmente a un grande progetto, fortemente voluto dal presidente Fabio Maria Torchia.  L’obiettivo principale è salvaguardare la biodiversità e le tradizioni, a educare al gusto e all’alimentazione consapevole. Sviluppare quella sensibilità ambientale che negli anni dovrà dare vita a nuova linfa, e nuovi contenuti.  La Valle dell’Esaro è un’area geografica ampia e ricca di risorse ambientali, di cultura e tradizioni.Partendo da San Sosti, sulla mulattiera si raggiunge il piano di Casiglia e tra maestosi lecci ed aceri, immersi in una natura rigogliosa, dopo una serie di tornanti ci inoltreremo nel piccolo ed antichissimo sentiero che ci condurrà' in un ripido, fitto e faticoso bosco di Faggio, fino a sbucare al grande pianoro del "Campo di Annibale"  ,lì i panorami diventano unici. Di fronte uno scenar...

Storia di ieri ... Storia di oggi

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  A destra nella foto, con la chitarra in mano: Giovanni Perrone. di Giovanna Perrone  In questo periodo di pandemia dove tutto mi sembrava surreale, le distanze fisiche e le cattive notizie riguardanti persone conosciute e non, gravavano come macigni sul cuore, pensare ai miei nonni mi ha dato la forza per affrontare giorni interminabili con più serenità e ottimismo. Negli anni venti il papà di mamma, Francesco, e quello di mio padre, Giovanni, decisero di emigrare in America. In paese avevano una bella famiglia, la casa, terreni da coltivare, un mestiere da praticare nella bottega di proprietà. Francesco Covello Il desiderio di dare ai figli, Gennarino, Antonietta, Maria, Cesira, Francesco, un futuro migliore, forse anche spirito di avventura, li portarono ad andare incontro ad un domani indefinito, lontani dalle certezze che fino a quel momento avevano rappresentato i punti fermi della loro vita. Non sarà stato facile adattarsi alla lontananza, ad un ambiente nuovo, confron...

Roma e San Sosti: i luoghi del cuore

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  di Brunella Amoroso  Roma è la città che mi ha adottata quando ero una bimba di appena 10 anni. Una bimba che strabuzzava i suoi occhioni alla vista di tanta meraviglia. La foto che pubblico ritrae me all'interno dell'Anfiteatro Flavio. La prima cosa che entrò nella mia testolina fu il dialetto romano che, con la sua cadenza e le sue adorabili esternazioni, mi ha talmente affascinata dal portarmi a scrivere poesie in vernacolo. La città eterna, nonostante sia considerata tra le più belle al mondo, non è riuscita però e mai riuscirà a togliermi quel sentimento di nostalgia che provo ogni volta che penso alla mia bella terra natìa e soprattutto al mio adorato paese. Un paese incastonato, come una perla tra le più preziose, nel meraviglioso parco nazionale del Pollino: San Sosti.  Proprio qui ho trascorso gli anni più belli della mia giovinezza ed ancora oggi è uno dei luoghi ove amo rifugiarmi. Ogni qualvolta mi reco nel mio paesello, immancabile la mia visit...

Coltiviamo sogni

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  di Rossella Malerba   La risposta alla domanda “chi siamo?” non può che essere data in forma di narrazione, di un racconto capace di integrare nella sua struttura ciò che pensiamo ci definisca in maniera univoca: i nostri valori, le nostre capacità, la nostra storia passata, i nostri successi, gli sbagli e le mancanze. Sembra impossibile che un tempo, neanche troppo lontano, la vita dei nostri nonni fosse scandita nient’altro che dalla luce del sole. A noi questa vita ci ha sempre affascinato, abbiamo sempre avuto l’indole del selvaggio.   Noi siamo contadini e ci siamo presi carico di dare vita a generazioni di contadini. Avete letto bene contadini, oggi più forti delle moderne tecnologie più attenti e pronti a soddisfare il mercato, ma sempre orgogliosamente contadini. Il contadino lavora per la qualità del prodotto, non guarda l’orologio e non conosce le ferie. Il suo tempo è dettato dal sole e dalle stagioni il profitto è solo una mera conseguenza e no...

San Sosti e Torino: crescere tra due opposte realtà

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  di Lia Diodato ‘a grancascia!... evocativo per me anche se in realtà non ho un ricordo preciso di questo strumento nel mio borgo natio, il bel borgo natio al quale resto indissolubilmente legata. La casa di mia nonna, dove sono nata. Via Diaz. Vivo a Torino, una città dai colori di note, una città volta al sociale. La prima capitale. Ho sempre detto da giovane, e ancora oggi, che ho avuto una gran fortuna a crescere tra due opposte realtà: nord e sud. In questa dicotomia ho saputo scegliere l’abito con cui crescere per piacermi. E anche piacere. Molti anni fa Torino era una città apparentemente chiusa, dedita al lavoro industriale, poco al terziario. Locali per passare la serata con amici. San Sosti mi regalava la libertà delle risate delle serate passate al “muretto” ascoltando “fattarieddri” e barzellette. Mi regalava “lo stare insieme”, senza locali, auto, discoteche. Mi regalava “‘u fucularu”. Mi regalava la semplicità. Solo i rapporti umani vissuti al freddo e al...