Post

Visualizzazione dei post da agosto, 2026

CICCIO COCARANO

Immagine
  di Teresa Florio  Ci sono foto che, oltre a fissare un volto, evocano un’intera epoca! Quella di mio nonno, incorniciata in legno povero, ritrae un uomo di fine Ottocento dall’aspetto altero con baffi folti e spioventi. Il suo sguardo è fermo, gli occhi profondi di chi è abituato a vedere dove gli altri incontrano solo il buio.  Piccoli solchi segnano il volto arso dal sole e battuto dal vento di montagna. Ciccio “Cocarano,” com’era chiamato dai più, a quel tempo faceva un mestiere duro che lo esponeva ad ogni tipo di insidie. Era cocchiere di una diligenza malandata, logorata da anni e anni di servizio su strade dissestate dell’Appennino paolano, conoscendone ogni segreto,ogni sasso! Sapeva governare e domare i cavalli, rispettandone la fatica nel procedere su sentieri ripidi e spesso rocciosi. La corporatura possente ricorda quella di un personaggio mitologico, una specie di Titano dominatore di elementi primordiali o ancora, quella di un impavido traghettatore di ani...

MONSIGNORE MIO

Immagine
di Francesco Capalbo   “Abitare la piazza”: che visionario invito sei venuto a snocciolare l’altra sera, nell’afa immobile di agosto a San Sosti, caro don Francesco! Come si fa ad abitare una piazza? Forse, dobbiamo traslocare i letti all’aperto e far l’amore sotto i lampioni? Bel cortocircuito semantico che sei venuto a innescare, Monsignor Savino. Ho dovuto scomodare dieci dizionari della lingua italiana per capire che quando uniamo il verbo abitare (frequentare continuamente) con il nome piazza, il loro significato si trasforma, la loro unione deflagra, esplode. Voi preti con i vocaboli ci sapete proprio fare.   Nel tuo discorso la piazza cessa di essere la semplice casella di un indirizzo postale. Con un semplice accostamento (che riesce bene solo ai saggi) l’hai trasformata in un luogo quasi profetico, da Antico Testamento. Eh sì, una piazza la si abita, e quindi la si possiede, solo sedendovi insieme agli altri ed esercitando il proprio diritto di cittadi...

L'inverno del 1920 e il fiume Rose

Immagine
Fiume Rose, anni venti    di Francesco Capalbo   Ogni vita è sacra Ogni nome, come goccia d’ambra, racchiude le altre gocce e con esse l’Universo   L’INVERNO DEL 1920   L’inverno del 1920 fu freddo e affamato. Molti soldati rientrarono dal fronte, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, e la processione dei poveri aumentò. Non c’era cibo che bastasse. La popolazione di San Sosti contava allora il doppio dei suoi odierni abitanti. Un senso di sfiducia si era impossessato dei reduci che reclamavano la distribuzione delle terre promesse. Anche i piccoli proprietari, in quell’inverno, entrarono in sofferenza.   Si era propagata la voce che non avrebbero potuto più usare l’acqua del torrente Rose con cui irrigavano i loro terreni. Alcuni, nelle cantine del Prato, delle Croci e delle Mulineddri, in preda ai fumi del tabacco trinciato e ai deliri del vino di carteddra, si passavano l’un l’altro il lamento dei vinti d’ogni epoca: “Non c’è ni...

In tempi di rimozione collettiva...

Immagine
  di Teresa Florio  Un romanzo di cui, in tempi di rimozione collettiva, avevamo bisogno, per riflettere ed emozionarci, per restituire memoria, voce e dignità a uomini e donne, rimasti ai margini della Storia del nostro Paese. Un’opera capace di fondere ricerca storica ed invenzione narrativa e che attraversa, come un filo rosso, generazioni ed appartenenze geografiche diverse. In 150 pagine, l’autore ci restituisce l’affresco di una comunità del nostro sud, dal nome fittizio, segnata, a fine Ottocento, dal latifondismo e dal potere patriarcale. A Castel di Ruggine, infatti, si consuma una delle tante vicende di sopraffazione ai danni di contadini e braccianti, oppressi dalla povertà e dall’analfabetismo: lo stesso analfabetismo che impedirà, anche negli anni a venire, la conoscenza di queste microstorie (se non in forma orale), rendendo così la memoria dei diseredati avulsa dalla Storia ufficiale. Al centro della narrazione figurano racconti di vessazione sulle donne, su...