L'inverno del 1920 e il fiume Rose
Fiume Rose, anni venti di Francesco Capalbo Ogni vita è sacra Ogni nome, come goccia d’ambra, racchiude le altre gocce e con esse l’Universo L’INVERNO DEL 1920 L’inverno del 1920 fu freddo e affamato. Molti soldati rientrarono dal fronte, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, e la processione dei poveri aumentò. Non c’era cibo che bastasse. La popolazione di San Sosti contava allora il doppio dei suoi odierni abitanti. Un senso di sfiducia si era impossessato dei reduci che reclamavano la distribuzione delle terre promesse. Anche i piccoli proprietari, in quell’inverno, entrarono in sofferenza. Si era propagata la voce che non avrebbero potuto più usare l’acqua del torrente Rose con cui irrigavano i loro terreni. Alcuni, nelle cantine del Prato, delle Croci e delle Mulineddri, in preda ai fumi del tabacco trinciato e ai deliri del vino di carteddra, si passavano l’un l’altro il lamento dei vinti d’ogni epoca: “Non c’è ni...