CICCIO COCARANO
di Teresa Florio Ci sono foto che, oltre a fissare un volto, evocano un’intera epoca! Quella di mio nonno, incorniciata in legno povero, ritrae un uomo di fine Ottocento dall’aspetto altero con baffi folti e spioventi. Il suo sguardo è fermo, gli occhi profondi di chi è abituato a vedere dove gli altri incontrano solo il buio. Piccoli solchi segnano il volto arso dal sole e battuto dal vento di montagna. Ciccio “Cocarano,” com’era chiamato dai più, a quel tempo faceva un mestiere duro che lo esponeva ad ogni tipo di insidie. Era cocchiere di una diligenza malandata, logorata da anni e anni di servizio su strade dissestate dell’Appennino paolano, conoscendone ogni segreto,ogni sasso! Sapeva governare e domare i cavalli, rispettandone la fatica nel procedere su sentieri ripidi e spesso rocciosi. La corporatura possente ricorda quella di un personaggio mitologico, una specie di Titano dominatore di elementi primordiali o ancora, quella di un impavido traghettatore di ani...