In tempi di rimozione collettiva...
di Teresa Florio Un romanzo di cui, in tempi di rimozione collettiva, avevamo bisogno, per riflettere ed emozionarci, per restituire memoria, voce e dignità a uomini e donne, rimasti ai margini della Storia del nostro Paese. Un’opera capace di fondere ricerca storica ed invenzione narrativa e che attraversa, come un filo rosso, generazioni ed appartenenze geografiche diverse. In 150 pagine, l’autore ci restituisce l’affresco di una comunità del nostro sud, dal nome fittizio, segnata, a fine Ottocento, dal latifondismo e dal potere patriarcale. A Castel di Ruggine, infatti, si consuma una delle tante vicende di sopraffazione ai danni di contadini e braccianti, oppressi dalla povertà e dall’analfabetismo: lo stesso analfabetismo che impedirà, anche negli anni a venire, la conoscenza di queste microstorie (se non in forma orale), rendendo così la memoria dei diseredati avulsa dalla Storia ufficiale. Al centro della narrazione figurano racconti di vessazione sulle donne, su...