L'inverno del 1920 e il fiume Rose
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| Fiume Rose, anni venti |
di Francesco Capalbo
Ogni vita è sacra
Ogni nome, come goccia
d’ambra,
racchiude le altre gocce
e con esse l’Universo
L’INVERNO DEL 1920
L’inverno del 1920 fu freddo e affamato.
Molti soldati rientrarono dal fronte, dopo la fine
della Prima Guerra Mondiale, e la processione dei poveri aumentò.
Non c’era cibo che bastasse. La popolazione di San
Sosti contava allora il doppio dei suoi odierni abitanti. Un senso di sfiducia si
era impossessato dei reduci che reclamavano la distribuzione delle terre
promesse.
Anche i piccoli proprietari, in quell’inverno,
entrarono in sofferenza. Si era
propagata la voce che non avrebbero potuto più usare l’acqua del torrente Rose
con cui irrigavano i loro terreni.
Alcuni, nelle cantine del Prato, delle Croci e delle
Mulineddri, in preda ai fumi del tabacco trinciato e ai deliri del vino di
carteddra, si passavano l’un l’altro il lamento dei vinti d’ogni epoca: “Non
c’è niente da fare”: già preparavano le bisacce per emigrare in America. Altri
andavano gridando per le vie del paese che ci voleva una sommossa.
Sembravano ignari di come, in quelle zone, le ribellioni
fossero finite. Ne sapevano invece qualcosa quanti l’avevano organizzata nel
1907 per opporsi ad una tassa iniqua sulla piccola proprietà. La rivolta
partita da San Sosti si era conclusa con l’eccidio di Firmo.
La rabbia era giustificabile: dalle campagne irrigate
da quelle acque proveniva tutto il cibo che sfamava il paese. Allora non
c’erano i centri commerciali e i pochi negozi di generi alimentari non avevano
scaffali dai quali trasbordava l’abbondanza.
In
quell’inverno freddo e spettrale prevalse però il buon senso. La parola d’ordine
fu: “Mettiamoci insieme”.
Il 20 dicembre, una numerosa comunità di contadini e
piccoli possidenti unì le forze e inoltrò una petizione al Ministero dei Lavori
Pubblici e al Genio Civile di Cosenza.
Il loro obiettivo era ottenere il riconoscimento ufficiale di una pratica centenaria che era
stata ereditata dai loro avi: l'uso delle acque del torrente "Rose".
Nel loro appassionato appello, i cittadini
raccontarono di come i loro antenati avessero sempre deviato quelle acque in
modo pacifico, ininterrotto e alla luce del sole.
Sostenevano che questo avvenisse "da tempo
immemorabile", e in ogni caso con certezza da molto prima del 1894.
Il prezioso liquido, prelevato nei pressi del Ponte del Pettoruto, rappresentava il
fresco carburante dell'economia locale. Le terre beneficiate da questa antica
canalizzazione erano di natura seminativa e pascolativa, arricchite da varie
colture, che si estendevano tra il Castagneto,
il Varco, Paliermu e Marturano.
Per dimostrare la massima serietà e trasparenza, i
firmatari si dichiararono subito pronti ad affrontare tutte le spese
procedurali necessarie, offrendosi di versare il deposito cauzionale e di
presentare tutta la documentazione per permettere il sopralluogo delle autorità
competenti.
La comunità si organizzò in modo meticoloso. I
sottoscrittori furono suddivisi in base alla posizione geografica delle opere
idrauliche. Un gruppo principale era composto
da quanti utilizzavano la deviazione primaria dell’acqua. Poi vi erano i proprietari che sfruttavano opere
di derivazione più a valle.
Questa corale richiesta di giustizia venne
protocollata, con la lentezza del pachiderma, presso il Genio Civile di Cosenza
col numero 6855, esattamente un anno dopo la sua stesura, il 20 dicembre 1921.
La concessione infine arrivò e venne perciò edificato
un reticolo idraulico che per anni fu il fiore all’occhiello dell’economia di
San Sosti. Quella infrastruttura, nata dalla cooperazione e dalla fatica, ha
contribuito a nutrire intere generazioni.
Nel tempo, quando sembrava che l’agricoltura producesse solo manufatti
medioevali, quel prezioso patrimonio si è disperso.
Il documento conserva i nomi di
sessantatré firmatari, alcuni ripetuti come echi di uno stesso individuo o di
una stessa famiglia.
Quelle persone, la cui memoria sia
ricordata e benedetta, ci lasciano ben più di un reperto d'archivio.
Comune di San Sosti
A Sua Eccellenza il
Ministro dei Lavori Pubblici – Ufficio Genio Civile per il Servizio Speciale
Idrico
Cosenza
I sottosegnati, in esecuzione di leggi e
regolamenti in vigore nelle deviazioni d’acque pubbliche, notificano che i loro
antenati e avanti come prima – ed ora essi medesimi - ininterrottamente,
palesemente, da tempo immemorabile e certamente anteriormente al 1894, hanno
deviato le acque del torrente “Rose” in contrada “ Ponte del Pettoruto”
territorio di questo Comune, per irrigare terreni di loro proprietà in contrada
“Castagneto – Varco – Paliermu – Marturano” di natura seminativo – pascolativo,
impiantato vari. Pertanto fanno istanza perché sia loro riconosciuto l’uso
delle acque precisate, dichiarandosi pronti ad eseguire quel deposito che si
riterrà necessario per le spese occorrenti per la procedura relativa al chiesto
riconoscimento d’uso e di corredare la presente istanza di documenti necessari
per dimostrare il loro diritto poiché si proceda al sopralluogo.
Agli effetti di Legge si elegge il
domicilio nel Comune di San Sosti, nelle proprie case ed abitazioni.
San Sosti,20 dicembre 1920
1. Castellucci
Giuseppe
2. Borrelli
Mariantonia
3. Aragona
Bernardo
4. Castellucci
Luigi di Giuseppe
5. Damis
Carlo fu Pasquale
6. Covello
Pietro fu Francesco
7. Borrelli
Mariantonia
8. Cauterucci
Giovanni
9. Daniele
Giuseppe
10. Daniele
Pantaleo
11. Gresia
Francesco
12. Pane
Angiolina
13. Mirabelli
Antonio e De Luca Pasquale
14. Aragona
Angelo
15. Fasano
Filomena (Luigi Fasano)
16. Martucci
Francesco
17. Cozzitorto
Francesco fu Vincenzo
18. Cozzitorto
Salvatore
19. Daniele
Carlo
20. Aragona
Angelo fu Francesco
21. Gresia
Antonio
22. Castellucci
Francesco fu Antonio
23. Cauterucci
Giovanni fu Domenico
24. Bruno
Francesco
25. La
Monaca Saverio
26. Guaglianone
Pasquale fu Giovanni
27. Aragona
Carmelo fu Francesco Saverio
28. Gresia
Pietro fu Nicola
29. Fasano
Salvatore
30. De
Filippis Giuseppe
31. Martino
Antonio fu Anna
32. Cozzitorto
Antonio fu Alessandro
33. Cozzitorto
Carmelo fu Francesco
34. Cozzitorto
Giovannina fu Francesco
35. Sirimarco
Giovanni fu Francesco
36. Gamma
Vincenzo fu Angelo
37. Calonico
Carlo fu Pantaleo
38. Cozzitorto
Antonio fu Alessandro
39. La
Monaca Filomena e Vidiri Antonio
40. Vidiri
Domenico
41. Calonico
Pasquale fu Francesco
42. Martino
Francesco fu Pietro
43. De
Simone Vincenzo – Rende Vincenzo
44. Greco
Pietro
45. Pandolfo
Francesco
E per la deviazione più a
valle:
46. Pane
Angiolina
47. Presta
Antonio
48. Calonico
Carlo
49. Calonico
Rosa
50. Cauterucci
Teresa
51. Aragona
Angelo fu Nicola
52. Calonico
Vincenzo
53. Eredi
Amoruso
54. Tiesi
Vincenzo
55. Sirianni
Pantaleo
56. Fasano
Gaetano
57. Perri
Carmelo
58. Borrelli
Francesco fu Antonio
59. Gresia
Francesco fu Giuseppe
60. Greco
Pietro
61. La
Cava Concetta
62. De
Simone Giuseppe
63. Borrelli
Luigi
Genio
Civile di Cosenza.
Numero
6855 di protocollo.
La
presente istanza è pervenuta in data 20 dicembre 1921.

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